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Per approfondire l’argomento, di grande attualità in questo periodo, abbiamo intervistato Carlo Tansi, grande esperto dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dell’I.R.P.I. (Research Institute for Geo-Hydrological Protection).

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Tansi ci ha spiegato innanzitutto che “un terremoto è uno scuotimento del terreno dovuto al movimento di fratture – chiamate faglie – che attraversano la superficie terrestre“, e che “secondo la “Teoria della tettonica a placche, i continenti non sono fermi ma si muovono e costituiscono un insieme di placche rigide che “galleggiano” su un orizzonte plastico. I continenti possono avvicinarsi o allontanarsi reciprocamente. Lungo i limiti di contatto tra i continenti le rocce si rompono. Le rotture avvengono lungo fratture chiamate faglie, lunghe decine e decine di chilometri e profonde generalmente fino a 15-20 km. La Calabria è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando velocità media di circa 7 millimetri/anno: in altre parole la Calabria è “schiacciata” dalla grande morsa costituita dalla placca africana a sud e dalla placca europea” (vedi immagine accanto).

 

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Le rocce calabresi – continua Tansicompresse in questa morsa, si rompono lungo tante fratture – chiamate faglie (vedi immagine sulla destra, ndr) che pervadono la regione. Ogni volta che una roccia si rompe si producono i terremoti. Queste condizioni hanno reso la Calabria una delle zone al mondo più esposte ai rischi naturali: i terremoti hanno mietuto quasi 200.000 vittime negli ultimi 250 anni (!) e hanno precluso lo sviluppo socio-economico, rappresentando una delle principali cause d’emigrazione. Da qui l’atavico appellativo dato alla Calabria di “terra ballerina”.

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“La Calabria è attraversata da un sistema di faglie in piena attività (linee in rosso nella figura accanto; i pallini in giallo rappresentano gli epicentri dei terremoti catastrofici – con le date dell’evento – che hanno compito la Calabria e il loro diametro è proporzionale all’intensità del terremoto), che si sviluppa dalla Valle del Crati, passa per lo Stretto di Messina e termina in Sicilia orientale (TORTORICI, MONACO, TANSI & COCINA, 1995). Queste faglie rappresentano settori ad elevato rischio sismico ed hanno originato la quasi totalità dei terremoti catastrofici che hanno colpito la Calabria in epoca storica: il terremoto della Valle del Crati del 1183, il terremoto di Reggio e Messina del 1908, la crisi sismica della Calabria meridionale del 1783, terremoti della Calabria centrale del 1638 e del 1905, i terremoti del cosentino del 1835, 1854 e 1870. In Calabria si è concentrato circa il 50% dei terremoti catastrofici che hanno colpito in epoca storica l’intera penisola italiana”.

Le faglie – spiega ancora Tansisono fratture della crosta terrestre – lunghe da decine fino a centinaia di chilometri e profonde generalmente da 10 a 40 chilometri – lungo cui si verificano movimenti, e quindi, terremoti. Quelle calabresi si sviluppano generalmente longitudinalmente rispetto alla regione (in direzione Nord-Sud), presentano lunghezze variabili tra 20 e 100 km e profondità intorno ai 10-15 km“.

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L’esperto, poi, illustra le differenze di sismicità tra la Calabria meridionale e quella centro/settentrionale: “la differenza – in termini di energia sismica – tra la Calabria centro-settentrionale e quella centro-meridionale è da ricercarsi nelle fonti storiche relative all’intensità dei terremoti che si sono verificati in varie epoche, forniti dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e riferiti ad un intervallo temporale dal 451 a. C. ad oggi in base ai quali è possibile dedurre che i terremoti storici che hanno colpito la Calabria settentrionale hanno generato molte meno vittime di quelli che hanno colpito la Calabria meridionale: qualche centinaio di vittime contro oltre duecentomila vittime (circa 120.000 per il solo terremoto di Reggio-Messina del 1908). La differenza dipende dal fatto che le faglie della Calabria meridionale sono più lunghe di quelle della Calabria settentrionale e quindi possono generare terremoti molto più catastrofici. Insomma la Calabria è terra “ballerina” ma non “balla” tutta nello stesso modo“.

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Tansi, poi, entra nel dettaglio della sequenza sismica dei giorni scorsi a Reggio: “ogni raggruppamento di terremoti (quando i terremoti sono particolarmente diffusi si parla di “sciami sismici”) è determinato da una faglia che si sta muovendo. In questi ultimi giorni in Calabria si sta muovendo la “Faglia di Reggio Calabria”, dando origine ad uno sciame di terremoti frequenti, ma di lievissima entità: ha generato 8 scosse verificatesi tra l’8 e il 9 febbraio  di magnitudo comprese tra 2.0 e 2.9, avvertite dalla popolazione in quanto molto superficiali (profondità intorno agli 11 km). La stessa direttrice tettonica aveva già dato origine il 28 agosto 2012 ad un altro terremoto di magnitudo 4,6 con area epicentrale Scilla-Villa San Giovanni. La scossa aveva avuto ipocentro abbastanza profondo (68 km) e pertanto la violenza del terremoto è stata attenuata dalla notevole distanza percorsa dalle onde sismiche che hanno dissipato la loro energia. La considerevole profondità ipocentrale aveva fatto si anche che il terremoto fosse stato avvertito su un’area molto vasta, interessando anche la provincia di Cosenza. Nella stessa area sismogenetica si era originato, il 30 agosto 2012, un altro terremoto di una certa importanza (magnitudo 3,4 e profondità ipocentrale 19,7 km). Molto probabilmente lo stesso sistema di faglie ha dato origine al catastrofico terremoto dal 28 dicembre 1908“.

 

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Le conoscenze scientifiche non consentono, allo stato attuale, di comprendere se i raggruppamenti di sismi e gli sciami sismici rappresentino il preludio di eventi di maggiori proporzioni“, dice ancora l’esperto. “I dati scientifici insegnano che molti raggruppamenti di sismi e sciami sismici iniziano e poi muoiono senza dare origine a scosse catastrofiche. Come sopra accennato, la sismicità dipende dalla presenza di faglie attive che determinano i terremoti. Come tutte le faglie attive, anche le faglie del reggino si sono mosse in passato – dando origine a forti terremoti – e si muoveranno in futuro; ma non possiamo dire quando di preciso queste faglie si muoveranno. Potranno muoversi tra un giorno o tra cento anni, o tra mille anni e questo è il grande limite della scienza. Nessuno, oggi, è in grado di prevedere i terremoti. Sappiamo che attualmente queste faglie si stanno muovendo, ma non possiamo assolutamente prevedere quello che potrà accadere in seguito a questi movimenti: l’attività delle faglie – e quindi la persistenza degli eventi sismici – possono esaurirsi nel giro di qualche mese/anno, oppure possono intensificarsi“.

 

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Sulla possibilità di prevedere i terremoti, Tansi ribadisce concetti già noti ma che spesso sfuggono a molti: “attualmente la scienza consente di prevedere DOVE si verificheranno i terremoti, poiché sono ben note le faglie attive da cui si originano i terremoti: riguardo alle faglie calabresi, queste zone sono ben  localizzate. Però non è possibile prevedere QUANDO si verificheranno i terremoti, cioè quando queste faglie si muoveranno. Basti pensare che neanche giapponesi, molto più avanti rispetto all’occidente negli studi dei terremoti, sono stati in grado di prevedere il catastrofico terremoto di magnitudo 8,9 che l’11 marzo 2011 ha sconvolto il paese nipponico.  Attualmente negli Stati Uniti, ma anche in Italia, sono in corso ricerche mediante lo studio di un gas radioattivo – il Radon – che può risalire lungo le faglie prima che la stessa faglia si muova, cioè prima che si verifichi un terremoto. Misurando con appositi strumenti le quantità di Radon in superficie è possibile osservarne aumenti nelle concentrazioni e ipotizzare l’avvicinarsi di un evento sismico. Tuttavia questi studi sono ancora in una fase embrionale, poiché ancora non sono ben noti i meccanismi di propagazione del Radon lungo le faglie. Tutto ciò non consente di fornire sistemi di allertamento affidabili. In pratica non sempre ad un aumento di concentrazione del Radon corrisponde un terremoto imminente … e, anche se un terremoto venisse preannunciato, il margine d’errore temporale nella previsione sarebbe eccessivamente alto: il sisma potrebbe verificarsi dopo un giorno, ma anche dopo un anno o dopo dieci anni…. Non si può mettere in condizioni di allerta costante – per anni ed anni – un territorio, magari con una sequenza infinita di falsi allarmi. Fra qualche anno, certamente le conoscenze scientifiche sul Radon faranno progressi e consentiranno di ottenere modelli previsionali molto più precisi ed affidabili, che consentiranno di fornire previsioni a breve termine e di evitare i falsi allarmi“.

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Difendersi dai terremoti, però, si può anche senza previsioni precise: “come insegnano i giapponesi e gli americani – afferma Tansici si può difendere semplicemente costruendo case capaci di resistere ai terremoti. Un terremoto come quello di l’Aquila (magnitudo 6,1) in Giappone o negli Stati Uniti di certo non avrebbe fatto alcun danno né agli edifici né, tanto meno, alle persone. Da quelle parti si difende dal terremoto, ad esempio, inserendo, in corrispondenza delle fondazioni degli edifici, una sorta di “cuscinetti” (paragonabili agli ammortizzatori delle auto) capaci ci assorbire quasi tutta l’energia dei sismi ed impedendo così che la stessa possa trasmettersi agli edifici stessi. Inoltre i  giapponesi e gli americani sono addestrati, sin dai tempi dell’asilo, a comportarsi in caso di sismi, secondo un protocollo di regole ben stabilite che evitano fenomeni di panico di massa che potrebbero avere conseguenze ben più drammatiche dei terremoti…. in pratica in caso di sisma ognuno sa esattamente cosa fare. Anche in Italia si dovrebbero costruire le case osservando la normativa sismica, che impone ai progettisti ben determinati criteri costruttivi, come ad esempio la qualità del calcestruzzo e la quantità del ferro nel cemento armato. Questo criteri, se rispettati, consentono agli edifici di resistere ai sismi e, quindi, di sconfiggere il terremoto. Il problema è che troppo spesso le leggi non vengono rispettate e, quindi, questi criteri non vengono applicati, con risultati che – in caso di sismi – sono sotto gli occhi di tutti (il terremoto dell’Emilia docet: le strutture costruite a regola d’arte in calcestruzzo armato non hanno subito alcun danno….). In Calabria, per di più, impera l’abusivismo edilizio: ultimamente in Calabria sono state censite ben 120000 case fantasma, cioè case che non sono controllate perchè costruite abusivamente. …. e di certo queste case non saranno in grado di resistere a terremoti un pò più violenti della media. Non si sa qual’è la qualità del calcestruzzo utilizzato per queste costruzioni, perchè non sono soggette a controlli essendo abusive, e non si può sapere se rispettano o meno la normativa antisismica“.

 

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Nota dolente, la legislazione calabrese in materia: “in Calabria è stata in vigore sin dal 1994 una assurda legge regionale che ha legittimato la costruzione di edifici non conformi alle prescrizioni antisismiche dettate dalla normativa, in quanto la legge prevedeva che soltanto il 2% dei progetti presentati al genio Civile di Cosenza venissero controllati, lasciando il restante 98% privo di qualsivoglia controllo. Una puntata della trasmissione televisiva ‘Presa Diretta’ nel 2009 ha denunciato questa gravissima situazione: il giornalista Domenico Iannacone ha presentato al Genio Civile di Cosenza un progetto falso e inesistente, redatto da fantomatici geologi e ingegneri che in realtà non esistevano. Il progetto ha avuto l’approvazione del Genio Civile. Mi sono battuto per anni affinchè questa legge Regionale venisse cambiata, e ho duramente criticato la precedente Amministrazione Regionale – di centro-sinistra – guidata da Agazio Loiero che però poi, sul finire della legislatura, dopo tante sollecitazioni, ha cambiato questa legge approvando in Consiglio Regionale una nuova Legge Sismica che impone il controllo di tutti i progetti. Questa legge, però, non è mai stata applicata perchè poi ci sono state le elezioni, è arrivata la nuova Giunta attualmente in carica – di centro-destra – guidata da Giuseppe Scopelliti e anzichè applicare subito una legge che considero urgente e prioritaria in modo assoluto, ne ha rinviato la definitiva approvazione di sei mesi in sei mesi”.

 

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Carlo Tansi

“La nuova Legge sismica regionale – L. R. n° 35/2009, approvata l’08/10/2009 –  fissa le procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione del 100% (e non più del 2%) degli interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in materia di ingegneria. La Legge è entrata in vigore il 1° Luglio 2012 e il relativo regolamento attuativo dovrebbe consentire – con l’introduzione di un regime transitorio di 18 mesi – un graduale passaggio all’autorizzazione sismica per tutte le costruzioni: l’attuale sistema di deposito e di controllo a campione lascerà il posto ad un sistema autorizzativo generalizzato su tutti i progetti di nuove costruzioni e di interventi su costruzioni esistenti. Vigerà dunque, per i 18 mesi a partire dal 1° Luglio, un regime transitorio che di fatto lascia tutto come prima e rimanda di altri 18 mesi i controlli sugli edifici. La Legge è dunque entrata in vigore, ma svilita nei suoi contenuti. Temo che – come spesso accade dalle nostre parti – il regime transitorio possa essere prorogato all’infinito….

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2014/02/terremoti-lesperto-si-sta-muovendo-la-faglia-di-reggio-la-piu-pericolosa-di-tutta-la-calabria/262203/#5eQFhOHEvaiFV9yY.99